Storia di un imbroglio







È un lavoro nato tanti anni fa sotto gli stimoli d'una mancata identificazione dell'autore con sistemi di gestione aziendale di tipo clientelare. È dunque un fatto cronachistico e ben documentato, anche se l'autore ha comunque voluto camuffare “luoghi” e “attori” sotto curiosi pseudonimi, quali: “Mister Day”, per rappresentare colui che, in un lavoro fatto di inevitabili ciclazioni, presumeva di lavorare sempre di mattina; “Mister Ipocrisy”, per indicare chi parlava bene ma razzolava male; “Mister Arogance”, per determinare chi, evidentemente pieno di sé, era anche pieno di presunzioni ed arroganza; e così via.

Un fatto locale, è insomma divenuto lo strumento per dare vita a una specie di piccolo trattato di gestione aziendale, ispirata alla correttezza e alla pulizia morale: un fatto che mai dovrebbe mancare neppure nelle pubbliche aziende, non solo perché non abbiano a subirne nefaste conseguenze economiche con inevitabili danni per gli utenti, ma anche per tutelare l'immagine degli addetti e, in definitiva, i loro stessi interessi.

Un piccolo spaccato d'epoca che ha, di fatto, anticipato di circa un ventennio l'azione moralizzatrice dell'odierno Ministro per la Pubblica Amministrazione: un evento, oggi bene accolto delle stesse componenti sindacali (ovviamente ove condotto con la dovuta correttezza), ormai consce della necessità che anche la Pubblica amministrazione abbia a perseguire la produttività, sulla falsariga delle aziende e delle industrie private: evento, questo, neppure lontanamente ipotizzabile appena pochi anni or sono.

Il libro viene pubblicato dopo un ventennio circa dalla sua primitiva stesura, della quale l'autore ha lasciato integra l'originaria animosità (ora totalmente scomparsa), per testimoniare come possano influire, in modo tanto doloroso, rapporti di lavoro inficiati da  influenze di parte o di partito.

La sua veste editoriale è costituita da 361 pagine formato A5 (15x21) ed è arricchita da 86 documenti e foto dell'epoca.

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