Jahvé-Allâh

Negli spazi siderali

Jahvé-Allâh – un duplice appellativo per un'unica Entità – intenti a ispezionare gli ammassi stellari s'incontrano sulla diagonale terrestre. Salutatisi affabilmente, si aggiornano su quanto da ciascuno d'Essi rilevato lungo il proprio cosmico peregrinare: «Tutto è in ordine» diranno, soddisfatti per aver dato vita al Cosmo, un gioiello inestimabile dove tutto ruota nella perfetta quadratura del cerchio, «E pensare – preciseranno colmi di legittimo orgoglio – che questa meraviglia l'abbiamo creata Noi. Noi, così, quasi per gioco e… tanto per non annoiarci».

Questo l'assunto originario cui, lungo due Atti ed un breve Epilogo, seguirà la rimembranza della Creazione, effettuata sulla scia dei 120 sonetti di «Er Paradiso terestre», arricchito da una molteplicità di dialoghi,  che ce li mostreranno anche dissentire sulla Terra di Palestina o Israele.

Il tutto si concluderà con God, il Dio dei Cristiani, che parlando loro dell'Amore sublime, li vedrà penetrare nella Sua stessa nube, quasi a rappresentare una sorta di nuova divina Trinità.

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